Ho sempre avuto un rapporto complicato con l’acqua, e non mi riferisco a questioni di igiene. Quando ero piccolo, all’eta di 8 anni più o meno, avevo l’abitudine di andare a nuotare in un braccio di fiume, per imparare. Spesso di nascosto, insieme ad un amico di infanzia Iliasse . Mi ricordo che aspettavo fino a dopo pranzo, nel pomeriggio poi, quando papà andava a lavoro, uscivo per andare al fiume.

Mentre gli altri nuotavano in mezzo all’acqua, io con Iliasse e tutti quelli come noi, che non sapevano nuotare, rimanevamo alla riva nell’acqua bassa per passare il tempo. Pian piano qualcuno si imparava qualcosa e provava ad andare nell’acqua più alta. La paura di andare nell’acqua alta rimaneva forte.

Un giorno, sempre nel pomeriggio, questa volta dovevamo andare a giocare una partita di calcio contro un altro quartiere della nostra cittadina “Bettie” in Costa D’Avorio; tutti i membri della nostra squadra si erano riuniti e mancava il nostro difensore, Iliasse. Lo abbiamo cercato dapertutto ma non c’era traccia di lui. Alla fine ci siamo arresi e siamo andati a giocare senza Iliasse.

Non avrei mai immaginato di non vederlo mai piu in vita mia. A ritorno della partita di calcio infatti, ricevemmo una notizia struggente.

Iliasse aveva perso la vita nel fiume dove andavamo tutti quanti per impare a nuotare.

Ho smesso di andare nel fiume e in qualsiasi altra parte a nuotare con i miei amici. Mio padre mi controllava constatemente per paura che potessi andare nel fiume.

La seconda fase della mia vita,l’ho vissuta in Burkina Faso, un capitolo differente rispetto alla Costa D’Avorio, ma sempre con una costante: il complicato rapporto con l’acqua. Giocavo a calcio appena potevo, il liceo che frequentavo distava circa 60 km dal mio villagio e ci andavo in bicicletta. Praticamente ero un grande sportivo. Nella vita avrei potuto fare tutto mi dicevo, potevo fare il calciatore, il ciclista, l’atletica, tutto tranne il nuotatore.

Poi all’improvviso tutto è cambiato, a quel tempo non sapevo se nel bene o nel male, ma ero sicuro che tutto fosse cambiato. Lasciai tutto e andai in Libia. Lì da dove ho cominciato la traversata del mediterraneo per venire in Italia. Lì, nonostante fossi, cosciente di non avere un buon rapporto con l’acqua, fui obbligato a sfidare le mie paure, non avevo molta scelta. Un viaggio che ha segnato, ed incrinato ancor di più, il mio rapporto con l’acqua, in particolare con il mare.

Il mare, che sà essere tanto bello, quanto crudele e pericoloso.

Arrivato in Italia, dopo qualche anno di permanenza,  ho conosciuto una ragazza romana, con cui mi sono fidanzato. Ovviamente, come tutti adorava andare al mare, non solo per abbronzarsi ma anche per farsi il bagno. Naturalmente l’estate mi chiedeva di andare al mare, e per circa 3 anni la mia risposta fù sempre un NO secco, categorico. Senza troppe  spiegazioni. Tante volte, se insisteva mi innervosivo un pò, era come se ci fosse un conto aperto fra me e il mare, fra me e l’acqua.

Dopo qualche tempo di insistenza da parte sua, arrivammo ad un compromesso. Iniziai ad andare al mare con lei, ma a patto di rimanere sulla spiaggia, lontano dall’acqua. Non volevo che mi toccasse neanche la schiuma delle onde che raggiungeva la riva. Purtroppo la lasciavo fare il bagno da sola. Ero cosciente del fatto che questa paura derivasse dai miei precedenti, ma ci sono cose che è meglio affrontare insieme a qualcun’altro. Man mano, con il passare del tempo, ho imparato tante cose, ho imparato che il mare può essere anche molto piacevole.

Grazie alla vicinanza della mia famiglia intendo italiana,sono riuscito a superare anche questa paura. Ed ora aspetto già la prossima estate e stavolta mi faccio anche un bel  bagno.

2 Commenti. Nuovo commento

  • Ciao, probabilmente a proposito di questo e tanti altri articoli, riceverete tanti commenti simili al mio. Vi ho scoperto ieri sera e ho letto questo articolo appena adesso. Le lacrime mi rifarò il viso, ogni parola era come un’onda del mare che ti arriva addosso. Sapevo di andava a parare questo racconto, vedevo l’onda che arrivava, ma non mi sono scansata. Era inevitabile arrivasse. Grazie per questa testimonianza di vita, di paura e rinascita. Un abbraccio grande

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