Prima costruisci il nemico, poi scateni l’inferno e alla fine ti offri al popolo come paladino della libertà e della democrazia. Il Presidente americano Donald Trump, sta seguendo uno schema classico derivante dal totalitarismo del XX° secolo europeo: prova a distogliere l’opinione pubblica americana, ormai divisa attraverso schieramenti politici piuttosto divisivi che arrivano persino a livello familiare, dalla crisi di politica interna che sta attraversando la sua presidenza. Dopo le famose elezioni di midterm del 2018 dove i democratici americani sono riusciti a prendere controllo della Camera dei Deputati, ed in cui salirono sul palcoscenico politico nuovi protagonisti come la deputata Alexandria Ocasio-Cortez. Trump non riesce a dormire più. Infatti, dopo che sono state divulgati al pubblico, le trascrizioni delle sue chiamate nelle quali chiedeva una mano, a capi di governo esteri (di fatto un reato per l’ordinamento giuridico penale americano), per affrontare le prossime elezioni nazionali che si terranno nel Novembre 2020, il Presidente americano fa di tutto per distogliere l’attenzione della stampa e dei cittadini da questo argomento. Attacca gli atleti afro-americani, dipingendoli come dei mantenuti e fannulloni che non meritano di essere americani (richiamando la brutta storia delle discriminazioni razziali), dipinge gli immigrati come criminali e soggetti pericolosi per la sicurezza nazionale, ed arriva persino a definire una città a prevalenza di residenti neri come (Baltimore ndr) come bestia bubbonica del Medioevo. 

Ma se tutto questo, crea scandali dopo scandali per la stampa americana, che ormai è dipinta tutta come una fake news dai sostenitori e gli elettori del tycoon, Trump non è stato così in grado di sancire la vittoria totale sui suoi nemici politici. La mancanza delle promesse mantenute, fatte durante la campagna elettorale del 2016 come la costruzione di un muro al confine meridionale del Messico, l’economia che inizia a dare segni di stagnazione e il motore principale della sua ideologia politica di Make America Great Again: l’ultra patriottismo coperto da un sentimento fascista nazionalista, che ormai è arrivato all’apice e inizia persino a dare fastidio agli alleati europei, Trump trova il nemico perfetto in un paese del Medio Oriente: l’IRAN. 

Il 3 Gennaio 2020, Qasem Soleimani è stato ucciso (agli ordini del Presidente Americano) in Iraq. Di fatto il numero due dell’IRAN, dal 1988 capo delle GUARDIE DELLA RIVOLUZIONE, l’elite force della Repubblica Islamica, uno degli uomini più potenti e ago della bilancia della politica mediorientale. Una decisione folle, presa di pancia e senza ponderare sulle ramificazioni che genera, non solo nelle relazioni bilaterali fra Washington e Teheran, ma su tutto il mondo.

Ma facciamo un passo indietro e analizziamo da dove è partito la storia fra queste nazioni, che toglie il fiato all’intero mondo con la paura di una genesi di una terza guerra mondiale. Le relazioni fra i due paesi comincio a deteriorarsi negli anni ‘50, quando nel lontano Agosto 1953, gli inglesi e gli americani, con l’operazione di intelligence militare denominata OPERATION AJAX, rovesciarono il regime democratico dell’Iran, allora governato da Mohammad Mossadeq, dopo aver preso la decisione di nazionalizzare tutte le industrie petrolifere del paese. Con la paura di perdere il controllo sui ricchi giacimenti petroliferi iraniani, su cui temevano pure di perdere il controllo di influenza sulla regione con i loro competitor sovietici, gli americani in collaborazione con i loro partner inglesi attuarono un vero e proprio colpo di stato, restaurando una vera e propria dittatura obbediente alle loro richieste. Insomma da quei tempi in poi non c’è più pace fra i due paesi. 

Schiacciando il paese degli ayatollah in una posizione ultra radicale, quella della vendetta e del nazionalismo violento, escludendolo dal tavolo dei negoziati con la comunità internazionale, strozzandolo con nuove sanzioni economiche per alimentare la crisi politica interna, Trump segue uno schema classico: tentare di distruggere il fronte moderato e riformatore di Teheran. L’Iran è fuori da ogni prospettiva di alleanza possibile. Il rischio di atti terroristici di matrice islamica aumenta enormemente, mentre finora Teheran aveva avuto un ruolo da protagonista nella battaglia contro il califfato nero, grazie alla leadership del suo generale assassinato. Insomma il Presidente USA col suo gesto irresponsabile scatena una nuova fase del terrore nella speranza di rinsaldare il patriottismo americano, distogliendo l’opinione pubblica degli elettori dalla crisi di Impeachment  e ricompattare la sua maggioranza politica all’interno di una battaglia ideologica contro i suoi avversari democratici del Congresso. 

E come sempre a pagarne le conseguenze, siamo noi comuni mortali !

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