BlackPost e Ius Culturae

La negoziazione dei diritti fondamentali dell’uomo è il volto rassicurante della loro negazione.

L’argomento è tale che mi sentirei complice se adoperassi la stessa semplificazione di chi teme e non vuole offendere o peggio, teme di provocare il “senso comune”. Per questo mi sono avvalso (arbitrariamente) dell’ausilio di alcune testimonianze video dei protagonisti del nostro tempo presente che a mio avviso sono determinanti per fissare dei punti per un ragionamento ampio che non ha la pretesa di essere esaustivo ma sollecitare una riflessione: 

Il sottotitolo di questo lavoro potrebbe essere “prima ti ignorano poi ti deridono poi ti combattono….”, soprattutto per dare rilievo e dignità a quei movimenti di diritti civili che si sono mobilitati sino ad essere oggi interlocutori validi  sulla questione della cittadinanza e contribuiscono, grazie ai loro presidi, ogni soggiorno affinché la questione non venga elusa nuovamente dalla politica. 

Ma questo ancora non basta!! Se la questione della cittadinanza non fosse cosa seria potremmo dire che abbiamo sfiorato il ridicolo e il mio auguro è che la storia sia più clemente di quanto la realtà lasci trapelare.

L’Italia agli italiani!! È probabilmente anche quello che rivendicano milioni di Italiani di fatto e non di iure, vittime di una selezione umana su base etnica e sociale “la nuova selezione innaturale” in opposizione ai basilari principi e valori, tanto professati quanto profanati, di uno stato liberale e laico. 

Dovremmo rivendicarlo come slogan anche se il nostro moto è: “uguali nella nostra diversità.” Dovremmo rimpossessarci, per manifesto amore per l’Italia, del concetto di patriottismo e modernizzarlo.

Dovremmo anche parlare dello ius naturalis per cui ogni individuo è titolare di diritti a prescindere dalla fonte legislative e a tal riguardo permettetemi di segnalare i contributi del professore Michelle Ains in merito. Il diritto negato di cui parliamo quando parliamo di legge sulla cittadinanza riguarda milioni di persone, ma sarebbe altrettanto intollerabile anche se riguardasse una sola persona, nate e cresciute qui eppure non hanno la cittadinanza con tutto quello che ne consegue in termini di impoverimento delle possibilità e di negazione di identità oltre all’ovvia ghettizzazione sociale. 

Siamo piene di testimonianze della perpetrazione di questa ingiustizia, ragazze ragazzi che non hanno potuto fare l’Erasmus e/o esperienze di agonismo sportive ect.. Chi potrà mai restituire loro le occasioni perse? Sono consapevole che la domanda sembri retorica ma è una domanda viva che grida l’ammissione di responsabilità morale di chi lo ha permesso.      

L’invito è rivolto a tutti coloro che tanto affermano di amare la patria quanto non ne rispettano la legittimazione.

In una prospettiva più ampia che vede l’uomo naturalmente socievole e che si associa per garantire meglio i propri diritti siamo assistendo alla sistematica operazione di mettere in conflitto i diritti di ognuno trasformandoli in privilegi in un’alleanza non solidale dei presunti più forti su base comuni; il coloro della pelle e professione religiosa. È una sistematizzazione della popolazione che non trova, come ovvio e naturale, giustificazione in elementi comuni quanto nell’avversità di un nemico comune ben identificabile; il coloro della pelle e professione di fede. 

Costruire consenso politico usando questa argomentazione delegittima anzitutto il ruolo istituzionale che si ricopre e la fonte del potere che li attribuisce. 

La legge sulla cittadinanza non è una priorità afferma il ministro Di Maio in barba al fatto che ha giurato sulla costituzione e sul fatto che egli non è il potere ma il suo rappresentante.

Ma non basta indignarsi bisogna interiorizzare questa ingiustizia che passa anche dall’uso corretto delle parole. Una avvertenza alle compagne e compagni di lotta: al parlare male consegue il pensare male e di conseguenza l’agire male. Ecco perché le parole pesano come un macinio.  

Quando un diritto non è esteso a tutti siamo di fronte “l’uguaglianza dell’irrilevanza” afferma Fusaro:

Appunto! Spesso sono i negazionisti illiberali a darci le argomentazioni e ci obbligano a dover parlare del patto sociale piuttosto che dei diritti soggettivi perfetti piuttosto che il loro bilanciamento. 

Negare la cittadinanza a migliaia di persone oltre che essere razzializante è negazione dell’esercizio di autodeterminazione.

In questi anni, in considerazione della trasversalità della presenza delle seconde generazioni sarebbe un sussulto importante se la politica dedicasse loro uno spazio pubblico e politico di dialogo e di confronto che mitigherebbe l’approccio paternalistico con cui ci si è approcciati sino ad oggi. Il Presidente del Consiglio potrebbe ad esempio istituire un tavolo di confronto fatto di seconde e nuove generazioni che vivono quotidianamente la negazione di un diritto e/o ne hanno subito le conseguenze nella realtà concreta di tutti giorni. In considerazione che in questo periodo storico hanno dato prova di un dialogo responsabile per addivenire ad una proposta comune e condivisa, senza pregiudiziali, diversamente dalla manchevolezza della politica che ha agito solo per decretazione con profili incostituzionale circa il presupposto di urgenza, potrebbe essere una occasione per risanare l’ingiustizia perpetrata in nome della legge. 

Sarebbe il primo gesto di umanità e di sensibilità cui la nostra civiltà giuridica ci impegna e soprattutto ci aiuterebbe a fare chiarezza visto che indifferentemente si parla di immigrazione, di legge della cittadinanza e percorsi d’integrazione.

Raggiungere tutti questi obbiettivi sarebbe l’ideale ma legarli tra loro in maniera pretestuoso ravvisa una disonesta intellettuale se non una complicità.

Sapere distinguere tra cooperazione internazionale, politiche di integrazione dei migranti per quanto, ineludibilmente subirebbero ripercussione rispetto all’adozione di una nuova legge sulla cittadinanza, è confondere i piani. 

La legge sulla cittadinanza non deve essere strumentale, non si tratta di sostituzione etnica, non si tratta di politica lungimirante di politica demografica e/o operazione per arricchire un bacino elettorale di quel o di quell’altro partito

ma trattasi di ristabilire un principio sacrosanto che alcuni diritti non vengono concessi ma riconosciuti e la loro negazione ravvisa un crimine contro l’umanità.

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